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Teosofia - Tapa blanda

Steiner, Rudolf

 
9788827557839: Teosofia

Sinopsis

In questo libro si vuol dare una descrizione di alcune parti del mondo soprasensibile. Chi voglia ammettere soltanto quello sensibile, riterrà tale descrizione un vacuo prodotto della fantasia. Ma chi voglia cercar le vie che conducono fuori del mondo dei sensi, arriverà presto a comprendere che la vita umana acquista valore e significato soltanto se si penetri con lo sguardo in un altro mondo. Questa penetrazione non distoglie l'uomo, come molti temono, dalla vita “reale”. Poiché solo per tale via egli impara a star saldo e sicuro nella vita. Impara a conoscerne le cause, mentre, se le ignora, muove a tastoni, come un cieco attraverso gli effetti. Solo dalla conoscenza del mondo soprasensibile la “realtà” sensibile acquista significato. Perciò questa conoscenza accresce, non diminuisce, la nostra capacità alla vita. Può diventare un uomo realmente “pratico” soltanto chi comprenda la vita.

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Reseña del editor

Quando J. G. Fichte nell'anno del 1813 presentava la sua "Dottrina", quale frutto maturo d'una vita dedicata interamente al servizio della verità, subito in principio diceva le seguenti parole: «questa dottrina presuppone un organo interno di sensi, interamente nuovo, per il quale è rivelato un mondo nuovo, non esistente per l'uomo ordinario"; ed in seguito dimostrava con un esempio, come quel suo insegnamento dovesse riuscire incomprensibile a coloro che volevano giudicarlo coi concetti dati dai sensi ordinari. "Imaginate", egli diceva, "una società di ciechi nati, ai quali di tutte le cose e delle loro relazioni reciproche, sono note soltanto quelle che possono essere percepite col senso del tatto. Provate a parlar loro di colori e di altre cose che sono soltanto conoscibili per mezzo della luce e dell'organo visivo: i vostri discorsi per loro saranno senza senso, e sarà ancora fortuna se ve lo dicono, poiché così vi accorgerete del vostro sbaglio, e smetterete il discorso inutile, visto che non potete aprir loro gli occhi". Orbene, realmente, uno che parli alla gente di argomenti come quelli a cui Fichte allude in questo caso, si trova anche troppo sovente nella posizione dell'uomo veggente in mezzo ai ciechi nati. Ma, d'altra parte, queste sono questioni che si riferiscono alla vera essenza ed alla mèta più elevata degli uomini; e chi credesse necessario di "smettere il discorso inutile" dovrebbe addirittura disperare dell'umanità. Invece non dobbiamo in questo argomento dubitare nemmeno per un momento della possibilità di «aprire gli occhi» a chiunque ne abbia buona volontà.

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