Canzonette del signor conte Lodovico Savioli ridotte ad altrettante elegie latine e presentate a sua eccellenza il signor conte Bonifazio Spada cavaliere gerosolimitano Ciamberlano, e Generale di Cavalleria delle Loro Maestà Imperiale. Unito a: Canzonette del signor conte Lodovico Savioli bolognese tradotte in versi latini elegiaci dall'abate Giovanni Giovannardi faentino

Ludovico Savioli

Editorial: Presso l’Archi; 1773; 1764, 1773
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Descripción:

Due opere di Ludovico Savioli rilegate in un volume in legatura in cartoncino ottocentesco in 8° (18x12,5 cm). Prima opera 87, (1) pp, prima edizione. Seconda opera 84 pp. prima edizione. L’opera presenta bellissime e non comuni testatine, finalini e iniziali ornati e animati da emblemi e figure allegoriche. Curatissima la vete grafica. A parte i forellini di tarlo al margine interno bianco delle prime e ultime carte, e al fatto che l’esemplare si presenta leggermente lento alla legatura, le opere sono in buone-ottime condizioni di conservazione. Fra i componimenti: A Venere, Alla propria immagine, Al Sonno, Il Teatro, Alla Fanciulla Infedele, La Maschera, All'Aurora ecc. La prima raccolta è dedicata a Bonifazio Spada cavaliere gerosolimitano, la seconda,che contiene le traduzioni del faentino Giovanni Giovanardi, al nobile ferrarese Francesco Calcagnino. Ambedue le edizioni, stampate a Faenza da Archi, sono rare e per ciascun titolo sono censiti solo 4 esemplari in ICCU. Ludovico Vittorio Savioli Fontana Castelli (Bologna, 22 agosto 1729 – Bologna, 1 settembre 1804) è stato un poeta e storico italiano. Appartenente a una famiglia aristocratica di Bologna, venne mandato a compiere i primi studi nel Collegio per nobili dei Gesuiti, e poi venne affidato alle cure di Ferdinando Ghedini, che gli fu maestro di belle lettere, e di Francesco Maria Zanotti. Coltivò anche gli studi giuridici, che gli dovevano consentire, nella sua qualità di conte e di senatore per titolo ereditario, di partecipare attivamente alla vita pubblica di Bologna. Ed effettivamente Savioli partecipò alla vita pubblica di Bologna con varie cariche (nel 1770 fu nominato senatore, nel 1772 gonfaloniere di giustizia) alternando alle cure politiche studi di storia patria. Svolse infatti anche un'importante attività di storico della sua città: gli "Annali bolognesi", incompiuti, in tre volumi, sul modello di Tacito (di cui Savioli aveva intenzione di tradurre l'opera in italiano), vanno dal 390 a.C. al 1220. Nel 1790 ottenne la cattedra di Storia, all'Università di Bologna, che mantenne fino all'arrivo dei francesi e a cui venne reintegrato nuovamente con decreto 25 dicembre 1802 per la cattedra di Storia e Diplomazia. Come senatore bolognese si oppose al cardinale Ignazio Gaetano Boncompagni Ludovisi che, sia pure con metodi "poco urbani", aveva tentato di limitare i privilegi dell'aristocrazia. Fu invece un fautore della Rivoluzione Francese. Nel 1796 fu deputato della Repubblica Cispadana. Nel 1802 divenne membro dell'Istituto Nazionale di Scienze Lettere ed Arti, fondato da Napoleone. E a Napoleone avrebbe dedicato la traduzione del primo libro "Annali" di Tacito, edita lo stesso anno della sua morte. Le sue prime composizioni poetiche furono sonetti e canzoni d'occasione che gli acquistarono l'ingresso nella colonia "Renia" di Bologna dell'Accademia dell'Arcadia, col nome di Lavisio Eginetico. Poco dopo, nel 1750 dava miglior prova della propria cultura in un'opera di tipo sannazariano, il "Monte Liceo", composta di dodici prose e di altrettante egloghe, nelle quali veniva narrando varie vicende amorose ambientate nel mondo pastorale. L'opera poetica più nota di Savioli è "Amori". Un primo nucleo di questo lavoro, composto da dodici canzonette, venne dato alle stampe nel 1758 per i tipi del Remondini di Venezia. La composizione era preceduta da un lungo lavoro di traduzioni dagli elegiaci latini, soprattutto da Ovidio. Il metro ritenuto il più adatto a rendere il ritmo dell'elegia, era stato adottato da una composizione per nozze di Angelo Michele Rota: una strofetta di quattro settenari, due sdruccioli, non rimati fra di loro, alternati a due piani, in rima tra loro. Savioli tratteggiava quadretti galanti, situazioni sentimentali che ritraggono alcuni aspetti della società galante del settecento (il Passeggio, il Teatro, l'Ancella, ecc.) rinnovate da un raffronto con la mitologia classica, sia quella già nota a Savioli dalle letture di Ovidio e sia quella sug. N° de ref. de la librería

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Título: Canzonette del signor conte Lodovico Savioli...
Editorial: Presso l’Archi; 1773; 1764
Año de publicación: 1773

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Ludovico Savioli,
Editorial: Presso l’Archi; 1773; 1764, In Faenza, (1773)
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Descripción Presso l’Archi; 1773; 1764, In Faenza, 1773. Due opere di Ludovico Savioli rilegate in un volume in legatura in cartoncino ottocentesco in 8° (18×12,5 cm). Prima opera 87, (1) pp, seconda edizione. Seconda opera 84 pp. prima edizione. L’opera presenta bellissime e non comuni testatine, finalini e iniziali ornati e animati da emblemi e figure allegoriche. Curatissima la vete grafica. A parte i forellini di tarlo al margine interno bianco delle prime e ultime carte, e al fatto che l’esemplare si presenta leggermente lento alla legatura, le opere sono in buone-ottime condizioni di conservazione. Fra i componimenti: A Venere, Alla propria immagine, Al Sonno, Il Teatro, Alla Fanciulla Infedele, La Maschera, All’Aurora ecc. La prima raccolta è dedicata a Bonifazio Spada cavaliere gerosolimitano, la seconda,che contiene le traduzioni del faentino Giovanni Giovanardi, al nobile ferrarese Francesco Calcagnino. Ambedue le edizioni, stampate a Faenza da Archi, sono rare e per ciascun titolo sono censiti solo 4 esemplari in ICCU. Ludovico Vittorio Savioli Fontana Castelli (Bologna, 22 agosto 1729 – Bologna, 1 settembre 1804) è stato un poeta e storico italiano. Appartenente a una famiglia aristocratica di Bologna, venne mandato a compiere i primi studi nel Collegio per nobili dei Gesuiti, e poi venne affidato alle cure di Ferdinando Ghedini, che gli fu maestro di belle lettere, e di Francesco Maria Zanotti. Coltivò anche gli studi giuridici, che gli dovevano consentire, nella sua qualità di conte e di senatore per titolo ereditario, di partecipare attivamente alla vita pubblica di Bologna. Ed effettivamente Savioli partecipò alla vita pubblica di Bologna con varie cariche (nel 1770 fu nominato senatore, nel 1772 gonfaloniere di giustizia) alternando alle cure politiche studi di storia patria. Svolse infatti anche un’importante attività di storico della sua città: gli "Annali bolognesi", incompiuti, in tre volumi, sul modello di Tacito (di cui Savioli aveva intenzione di tradurre l’opera in italiano), vanno dal 390 a.C. al 1220. Nel 1790 ottenne la cattedra di Storia, all’Università di Bologna, che mantenne fino all’arrivo dei francesi e a cui venne reintegrato nuovamente con decreto 25 dicembre 1802 per la cattedra di Storia e Diplomazia. Come senatore bolognese si oppose al cardinale Ignazio Gaetano Boncompagni Ludovisi che, sia pure con metodi "poco urbani", aveva tentato di limitare i privilegi dell’aristocrazia. Fu invece un fautore della Rivoluzione Francese. Nel 1796 fu deputato della Repubblica Cispadana. Nel 1802 divenne membro dell’Istituto Nazionale di Scienze Lettere ed Arti, fondato da Napoleone. E a Napoleone avrebbe dedicato la traduzione del primo libro "Annali" di Tacito, edita lo stesso anno della sua morte. Le sue prime composizioni poetiche furono sonetti e canzoni d’occasione che gli acquistarono l’ingresso nella colonia "Renia" di Bologna dell’Accademia dell’Arcadia, col nome di Lavisio Eginetico. Poco dopo, nel 1750 dava miglior prova della propria cultura in un’opera di tipo sannazariano, il "Monte Liceo", composta di dodici prose e di altrettante egloghe, nelle quali veniva narrando varie vicende amorose ambientate nel mondo pastorale. L’opera poetica più nota di Savioli è "Amori". Un primo nucleo di questo lavoro, composto da dodici canzonette, venne dato alle stampe nel 1758 per i tipi del Remondini di Venezia. La composizione era preceduta da un lungo lavoro di traduzioni dagli elegiaci latini, soprattutto da Ovidio. Il metro ritenuto il più adatto a rendere il ritmo dell’elegia, era stato adottato da una composizione per nozze di Angelo Michele Rota: una strofetta di quattro settenari, due sdruccioli, non rimati fra di loro, alternati a due piani, in rima tra loro. Savioli tratteggiava quadretti galanti, situazioni sentimentali che ritraggono alcuni aspetti della società galante del settecento (il Passeggio, il Teatro, l’Ancella, ecc.) rinnovate da un raffronto con la mitologia classica, sia quella già nota a Savioli dalle letture di Ovidio e sia quella s. Nº de ref. de la librería 6384

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