Statuto di Visso

Editorial: Il Formichiere, Foligno, 2014
Librería: Libreria Foligno Libri (Foligno, Italia)

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304 p., f.to cm 28x19, brossura con bandelle, peso 1000 gr. Edizione numerata in duecento esemplari con numerazione araba. Saggio introduttivo di Maria Grazia Nico Ottaviani, traduzione in lingua italiana di Elisabetta Rizzi, revisione di Stefania Zucchini. Nella seconda parte del libro è riportata, in anastatica, la prima e unica stampa degli Statuta comunis et populi civitatis Vissi del 1884 a cura di Milziade Santoni. 'La civiltà comunale medievale è una civiltà fondata sul diritto, tanto che si può parlare di ?sistema? all?interno del quale convivevano il diritto comune ovvero dell?Impero (ius commune) e il diritto particolare (ius proprium) che era il diritto prodotto da ogni città piccola o grande durante il Medioevo. Piccole comunità e castelli nei secoli XV-XVI scrivono o riscrivono lo statuto, non tanto in un?ottica di autonomia politica quanto piuttosto di riconosci- mento dell?autorità della Santa Chiesa o del Papato, come si legge anche nel proemio del testo di Visso. Queste redazioni attestano la lunga vigenza degli statuti fino a tarda età, prin- cipalmente come tramite per l?amministrazione periferica locale ma anche come espressione dell?orgoglio e dell?impegno delle autorità municipali, che utilizzarono il testo come strumento pratico e quotidiano. Lo statuto sarà sempre sentito come espressione di autonomia politica locale, anche e tanto più nei momenti in cui quell?autonomia venne scemando in presenza di forti pressioni verso l?accentramento all?interno di compagini territoriali e statuali vaste come fu lo Stato della Chiesa, e all?interno di quello, la provincia del Ducato di Spoleto di cui Visso faceva parte. Importante sottolineare che gli statuti di castelli come Visso rientrano nella categoria degli ?statuti rurali?, cioè di quelle compilazioni che appaiono più tardi rispetto agli statuti cittadini, e con caratteristiche diverse in quanto è limitata in essi la materia penale e dell?ordine pubblico; tuttavia con il tempo si assiste a un ampliamento delle materie trattate, tanto che vengono inserite, accanto alla normativa di tipo tradizionale e consuetudinario (disposizioni sui lavori agricoli, tempi e modi di essi, disposizioni sui danni dati, obblighi di buon vicinato, mercato locale), altre norme su questioni fiscali, di proce- dura civile, penale e amministrativa. Anche gli statuti rurali, in ogni caso, riflettono la realtà concreta di una comunità alla ricerca costante della sicu- rezza civica, tesa alla salvaguardia del patrimonio comunale e all?esercizio delle proprie attività. Il testo originale dello statuto di Visso del secolo XV (Statuta communis et populi civitatis Vissi) di cui si presenta la traduzione in questo volume è con- tenuto in un libro o codice manoscritto in pergamena, conservato presso il locale archivio storico comunale.' (dal saggio introduttivo di Maria Grazia Nico Ottaviani). Collana: Ritorni. Anastatiche & Facsimili. N° de ref. de la librería 59403

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Detalles bibliográficos

Título: Statuto di Visso

Editorial: Il Formichiere, Foligno

Año de publicación: 2014

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Proverò a riassumere la storia di oltre tre decenni di attività lavorativa nel modo più chiaro e breve possibile. Il filo conduttore di tutta la storia è l'affetto o, per altri il vizio, per il libro. Sono un piccolo operatore economico che ha individuato nel libro lo strumento della propria sopravvivenza economica ed esistenziale. Infatti, dopo l'università è iniziata la ricerca dell'indipendenza economica dalla famiglia tramite un lavoro qualunque. Dopo vari lavoretti, tra cui anche quello della vendita delle "pentole della salute" tramite dimostrazioni serali a domicilio, ho avuto l'occasione di diventare un ratealista della Einaudi, riuscendo a fare di questa attività un lavoro a tempio pieno. Questa attività mi ha impegnato per alcune decadi, sino a quando, grazie alla filosofia che impera nelle aziende italiane, ho deciso, nel 2003, di fare anch'io la mia piccola lotta di liberazione (dal ricatto e dall'autoritarismo), e di mettermi in proprio. Ho sempre più concentrato l'attenzione sulle esigenze del lettore-cliente, mettendolo sempre più al centro di tutto il mio lavoro. Questa maggiore attenzione per il lettore, paradossalmente non solo mi ha reso più concorrenziale rispetto ad altri soggetti, ma mi ha reso più indipendente e più "forte" rispetto alle Case editrici e al mercato, dove, sempre più contano i risultati dell'oggi, il fatturato dell'anno in corso e il raggiungimento degli obiettivi di vendita, sempre dell'anno solare in corso. Il Formichiere come nome d'arte nasce nel 1998, anche per motivi pratici. Avendo imparato l'arte della vendita del libro all'esterno di un negozio (vendita propositiva), che si basa molto sull'uso del telefono, avere un nome originale aiuta a far memorizzare il nome del venditore. La scelta de Il Formichiere è in relazione con la vita dell'animale vero. Infatti, il formichiere si nutre di uova di struzzo che scova sotto la sabbia grazie alla sua proboscide. Dato che la vita di ogni essere dipende dal cibo, forzando un pochino le associazioni, possiamo dire che il formichiere nasce dallo struzzo e lo struzzo è il logo dell'editore suddetto. La vendita propositiva (o a domicilio del lettore) è una attività sempre più difficile da esercitare. Anzi, da questo punto di vista mi considero un fossile della vendita, una specie in via di estinzione. Quando ho inziato l'attività, nell'estate del 1978, solamente in Umbria e solo per la Einaudi eravamo in cinque a dividerci il territorio. Mentre in altri settori, per altri prodotti, la vendita propositiva e rateale ha avuto uno sviluppo sempre più ampio, per il libro, questa modalità di vendita è quasi scomparsa. Ogni anno che passa vede, prima il ridimensionamento e poi la chiusura di organizzazioni storiche nate per la vendita rateale del libro. Oltretutto, in questo momento, stiamo vivendo la fase di passaggio, dal libro cartaceo al libro elettronico. Il libro di carta, sono sicuro, fra pochissimi anni sarà relegato ai soli collezionisti, alla stregua di quelli che collezionano francobolli o monete antiche. Una situazione comunque da preferire, per esempio, alla storia delle schede telefoniche, che ha appassionato i collezionisti solamente per pochi anni. Per questo motivo e con la scelta di legare la mia vita lavorativa alla circolazione del libro cartaceo che ho, insieme ad alcuni colleghi, iniziato ad utilizzare quei libri, altrimenti destinati al macero, come materia prima per costruire degli oggetti di uso quotidiano o delle opere che si avvicinino all'arte. Comunque, in ogni caso, l'importante è riuscire a trovare il modo per soddisfare almeno una esigenza del "cliente", grazie al libro e l'esigenza da soddisfare non deve per forza essere solamente quella della lettura.

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