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Marino Faliero, La Congiura.

Lazzarini Vittorio,

Editorial: Coi Tipi dei Fratelli Visentini,, Venezia,, 1897
Librería: Studio Bibliografico Antonio Zanfrognini (Modena, Italia)

Librería en AbeBooks desde: 7 de diciembre de 2011

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24x17 cm; 205, (3) pp. Legatura dei primi del XIX° secolo in mezza tela rossa con titolo in oro al dorso e piatti foderati con carta marmorizzata coeva. Dedica autografa dell'autore alla prima carta bianca. Esemplare in buone-ottime condizioni di conservazione. Prima non comune edizione in forma di monografia di questo importante studio dedicato alla figura di Marin Falier (1285 – Venezia, 17 aprile 1355), cinquantacinquesimo doge della Repubblica di Venezia, dal 1354 al 1355, quando venne destituito e giustiziato. "Fu il primo e unico doge ad esser giustiziato per alto tradimento (fatta forse eccezione per alcuni casi durante i primi secoli d'esistenza della Repubblica di Venezia). . La tradizione vuole che alla base della congiura ci fossero motivi personali. Durante una festa a Palazzo Ducale, il giovane Michele Steno, futuro doge, avrebbe avuto certe attenzioni nei confronti di una cameriera. Invitato ad andarsene, lo Steno lasciò un biglietto sopra un caminetto con su scritto "Marin Falier, da la bea mugier, tutti i la gode e lu la mantien". Benché lo Steno fosse stato per questo condannato al pagamento di una multa, ad un mese di carcere e ad alcune frustate, il Falier ritenne insufficiente la pena e organizzò una congiura contro il regime che non difendeva il suo onore. In realtà, le ragioni furono molto più profonde. Anzitutto, era il periodo in cui ai governi comunali si venivano a sostituire le signorie, sicché non è improbabile che il Falier progettasse un governo di questo tipo anche a Venezia. A ciò si aggiungeva un clima di generale malessere tra le classi popolari e mercantili, estenuati dalla crisi economica e sociale che era accentuata dalla guerra contro la Repubblica di Genova. Il complotto, al quale avevano aderito in molti, venne sventato dal procuratore Nicolò Lion: i cospiratori furono arrestati, interrogati, condannati a morte e giustiziati davanti al Palazzo Ducale il 15 aprile 1355. Tutta la città era in subbuglio: gli esponenti della oligarchia occuparono Piazza San Marco con le armi. Era avvenuto che lo stesso doge, denunciato dai suoi complici, era stato arrestato e tradotto davanti al tribunale dei Dieci. Egli confessò tutto e fu condannato a morte all'unanimità. La sera del 17 aprile di venerdì, sulla grande scalinata del palazzo, Marin Falier fu decapitato. Al popolo riunito in Piazzetta di fronte al Palazzo Ducale fu mostrato lo spadone insanguinato del boia ("Vardé tuti! L'è stà fata giustizia del traditor!"). Petrarca, in una lettera eloquente, ha espresso la tragica emozione che questo evento produsse in tutta Italia e vi ha visto una inconfutabile lezione per i futuri dogi, da cui impareranno che sono «le guide e non i padroni dello Stato. Che dico le guide? Unicamente gli onorati servitori della Repubblica». L'aristocrazia veneziana non volle che questa lezione andasse perduta. Come festeggiava con una processione e ringraziamenti solenni il giorno di san Vito (15 giugno), in cui era stata annientata la rivolta di Bajamonte Tiepolo, così festeggiò il giorno di sant'Isidoro (16 aprile), in cui Marin Falier era stato condannato a morte. Il doge assisteva personalmente alla cerimonia che in San Marco ricordava il tragico evento; nella sala del Maggior Consiglio, in cui si allineavano i ritratti dei dogi, un decreto del Consiglio dei Dieci fece cancellare nel 1366 l'effigie di Falier e in quello stesso spazio fece apporre questa iscrizione: «Hic fuit locus ser Marini Faletri, decapitati pro crimine proditionis», ossia «Questo era il posto di Marin Falier, decapitato per tradimento». Dopo il disastroso incendio che nel 1577 devastò il Palazzo Ducale, tra i nuovi ritratti dei dogi, dipinti nella fase di restauro, al posto di Marin Falier fu ancora collocata l'iscrizione, su un drappo nero: «Hic est locus Marini Faletri, decapitati pro criminibus». Altre fonti ancora, invece, sostengono che Falier fu a sua volta vittima di una congiura da parte dell'oligarchia veneziana stessa, contraria ad una s. N° de ref. de la librería 5734

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Título: Marino Faliero, La Congiura.

Editorial: Coi Tipi dei Fratelli Visentini,, Venezia,

Año de publicación: 1897

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